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PREVIDENZA SQUILIBRATA Oltre la metà
dei contributi degli ospedalieri va alle altre Casse con cura di Marco Perelli
Ercolini La pensione va considerata come una retribuzione differita atta a garantire nell’età anziana un reddito dignitoso e commisurato al tenore di vita condotta e dovrebbe essere commisurata ai versamenti contributivi effettuati durante tutta la vita lavorativa. Infatti, non è un assegno elargito dalla Stato, bensì l’espressione del sacrificio contributivo di ciascun lavoratore. Tuttavia distorsioni amministrative e cattive gestioni condizionate da orientamenti economici di una non oculata politica previdenziale e la deviazione ad altre spese non pertinenti alla previdenza dei soldi delle pensioni, hanno minato il pianeta previdenziale con la conseguenza che in quasi tutte le gestioni le aliquote contributive non sono sufficienti a garantire la parità di bilancio per la previdenza e assistenza. Infatti la mancata capitalizzazione dei contributi e le molte pensioni “facili” non coperte dalla relativa contribuzione, per meri scopi di politica sociale, hanno portato gli enti previdenziali a grossi vuoti di cassa. Le pensioni, infatti, quando poggiano su precisi calcoli attuariali non possono permettersi il lusso di regali. Né si può e deve parlare di solidarietà contributiva che trova il suo essere solo nell’ambito del rispettivo fondo; tra fondi diversi la solidarietà va effettuata con la fiscalità, se non si vuole trascinare nel baratro gli altri fondi. Gli attivi di cassa degli anni floridi non possono servire a tappare i buchi dei rossi degli altri enti, ma vanno tesaurizzati per provvedere alle future pensioni di quando gli attuali iscritti attivi andranno in pensione, in altre parole debbono servire per quando nella enfatizzata “gobba” della curva attivi/pensionati si avranno forti esodi con una riduzione o magari una inversione del rapporto lavoratori/pensionati. L’INPDAP, l’attuale carrozzone della previdenza della dipendenza pubblica, ha presentato un bilancio attivo di 922miliardi circa, ma non vengono conteggiati separatamente i trasferimenti da parte dello Stato alla cassa dipendenti statali. Al netto di tali trasferimenti da un attivo si passerebbe ha un passivo contabile di 16.381 miliardi, al quale va aggiunto il deficit di 2.196 miliardi della Cassa dei dipendenti degli enti locali. L’attuale forte attivo dalla Cassa pensione sanitari di 2.161 miliardi va a sanare questo rosso insieme agli attivi della Cassa insegnanti e degli ufficiali sanitari. E questi travasi si ripetono, ormai, da diversi anni, comportando una mancata capitalizzazione necessaria quando gli attuali iscritti attivi andranno in pensione e si altererà il rapporto, ora favorevole, lavoratori/pensionati. La pregressa gestione della Cassa che scarsamente aveva risentito delle aberrazioni distorsive d'errate politiche previdenziali rivolte a falsi atteggiamenti solidaristici di forme d'ammortizzatori sociali, poggiata sul sistema della capitalizzazione bilanciata, per non travalicare in una forma di speculazione d'indebito arricchimento in caso d'estinzione precoce del debito previdenziale, non riesce più a tesaurizzare e negli anni futuri arriverà a squilibri di cassa con l'inevitabile necessità di una riduzione dei trattamenti o l’innalzamento dei contributi. Ricordiamo che nella -capitalizzazione bilanciata- i contributi coi relativi interessi vengono capitalizzati negli anni di versamento contributivo e il montante che ne deriva serve poi per i pagamenti delle relative pensioni, in altre parole per pagare le rendite vitalizie si prendono i relativi interessi derivati dal capitale e una parte del capitale stesso che conseguentemente si va assottigliando negli anni secondo l’indice di vita media di sopravvivenza, sino ad arrivare a capitale-zero, ciò al fine di evitare un indebito arricchimento da parte dell’ente al decesso del pensionato o dei titolari di pensione di reversibilità; al contrario, nell’attuale metodo delle pensioni di riforma su base contributiva che pagano le pensioni secondo aliquote molto simili agli interessi correnti per grosse somme di denaro, quando il trattamento di pensione si estingue il capitale rimane tutto all’ente previdenziale. Lo studio fatto dalla Cattedra di scienza delle finanze dell’università La Sapienza di Roma ben evidenzia come nell’attualità per gli ospedalieri l'aliquota d'equilibrio è del 17,9 per cento e pertanto come il 14,45 per cento di maggior contribuzione, finalizzata alle future pensioni, non dovrebbe essere eroso dalle Casse che hanno passività d'esercizio pena squilibri futuri di gestione della Cassa pensione sanitari, l’ente di previdenza dei medici pubblici dipendenti.
Inoltre il Civ (Consiglio di indirizzo e di vigilanza) dell’Inpdap non ha approvato il bilancio preventivo del 2002 predisposto dal Consiglio di amministrazione. Già in precedenza il Civ aveva chiesto chiarimenti al Cda. La principale richiesta era di “indicare quali sono le motivazioni del persistente squilibrio tra le entrate contributive (lire 84.898.682 milioni) e le spese per le prestazioni istituzionali (lire 86.261.362 milioni) che aumentano rispetto alle previsioni del 2001”. Inoltre al Civ sembra poi “eccessivo e non sufficientemente argomentato l’aumento del 68,86 % rispetto alle previsioni 2001 delle spese per compensi agli organi dell’INPDAP”.
Li 3.1.2001 |
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