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ABRUZZO

SEDE REGIONALE ABRUZZO

  ARTICOLO DEL : Dott. F. Sanfrancesco        

LA SANITA’ SOFFERENTE

 

            L’ennesimo intervento legislativo sulla Sanità, annunciato dal governo, evidenzia come sia difficile governare il “Pianeta Sanità”.

            La legge 502 del 92, così come modificata con la 517, così come rivista con la 229/99 (cd. Riforma Bindi), così come sarà rivisitata dall’attuale governo, parla di “Riordino” e non di “Riforma”, ciò a sottolineare che il Parlamento, e quindi i cittadini, hanno inteso difendere il principio costituzionale di equità e uguaglianza rispetto ai bisogni sanitari.

            In sostanza, ciò che si vuole “riordinare” è il modello organizzativo precedente (legge 833/78) che aveva condotto ad una crescita esponenziale della spesa, senza corrispondenti efficaci risultati in termini di salute.

Le regole operative previste nelle leggi di riordino del SSN, prevedendo una conversione culturale, imponevano di non spendere in base “alla capacità di attivare servizi e poi monitorare la spesa”, ma di  “Definire le risorse e massimizzare il beneficio sociale”.

Il modello operativo che la nostra Regione si è dato è definibile “A centralità Azienda USL”. L’Azienda USL è finanziata a quota capitaria e gestisce direttamente la maggioranza dei servizi, compresi quelli ospedalieri.

Ha l’onere di pagare, attingendo dalla propria quota capitaria, la mobilità sanitaria in uscita dei propri residenti, vale a dire  “paga” le prestazioni sanitarie di altri produttori esterni (es. altre ASL, Aziende Ospedaliere, Strutture private accreditate ecc.).

E’ evidente l’importanza di una programmazione sanitaria che, per essere EFFICACE, deve “SEGUIRE” l’analisi delle informazioni epidemiologiche che solo un Sistema Informativo Regionale può assicurare.

Il nostro Sistema Sanitario Regionale, tuttavia, a fronte di un “teorico” modello competitivo Pubblico Privato e Pubblico-Pubblico, difficilmente riesce a garantire i risultati attesi.

Vi è ancora una percezione sbagliata del problema se ancora molti, nel pubblico, pensano di “OTTIMIZZARE” le prestazioni, senza capire che, se si è finanziati a quota capitaria, non vi è alcuna convenienza ad inflazionare il numero delle prestazioni (DRG) e che, anzi, è opportuno moderare il più possibile la produzione fino a quando questo non generi una mobilità negativa (oggi abbiamo un indice di ospedalizzazione di oltre il 200°/oo contro un limite del 160°/oo previsto dalla norma attraverso tali percorsi:

§       Investire in prevenzione

§       Massimizzare in termini di Salute gli investimenti anche attraverso percorsi organizzativi più efficaci nell’uso degli stessi fattori produttivi (es: Ricovero Programmato, Day Hospital, Day Surgery, ADI ecc.)

§       Sviluppare capacità di attrazione (IMPORT SANITARIO) cercando di limitare l’Export sanitario alle sole specialità non presenti in Azienda.

§       Negoziare con i fornitori esterni volumi di attività e prezzi all’interno di una reale “integrazione di prestazioni, e non di esasperata competizione” che vedrebbe, per come si è reso operativo il sistema, una sterile conflittualità, in cui il sistema  pubblico trova difficoltà a governare la domanda ed i produttori privati, anche se inizialmente meglio in grado di organizzare le attività e ottimizzare i costi, con la rottura dell’equilibrio del sistema, potrebbero ricercare sistemi di ottimizzazione dei DRG, al limite della legalità.

In definitiva nel nostro sistema è meglio garantire dei volumi di prestazioni (INTEGRATIVE) ai produttori privati e verificare la giustezza e qualità delle stesse, piuttosto che competere sullo stesso prodotto sanitario.

Diverso è il Modello organizzativo Lombardo (orientato al cittadino) che, almeno inizialmente, spinge verso un incremento della spesa, in quanto tutti i produttori, pubblici e privati, sono finanziati a prestazioni (DRG).

Nel Modello Lombardo c’è il rischio che le istituzioni pubbliche, soggette a molte limitazioni burocratiche che compromettono la loro flessibilità e competitività nel mercato, possano perdere la loro fetta di mercato e sviluppare pesanti disavanzi.

Nel Sistema Lombardo, almeno inizialmente, è evidente il vantaggio che ha il cittadino “cliente” nell’avere una reale “Libertà di scelta”, così come risulta evidente che gli operatori del sistema, in primis il Dirigente Medico, acquisiscano più velocemente una formazione culturale più aderente al concetto di “Aziendalizzazione”. E’ anche di tutta evidenza come per entrambi i contesti sanitari regionali, sia difficile “gestire” il pianeta sanità se si vogliono coniugare “Libertà di Scelta” e “Competitività” tra pubblico e privato.

E’ difficile valutare vantaggi e rischi dei due sistemi, i cui risultati sono evidentemente influenzati da visioni di carattere politico; un’analisi tecnica di entrambi i modelli sanitari consente per quello lombardo una valutazione più positiva in termini di cambiamento culturale e di gestione delle risorse da parte degli operatori della sanità.

Le nostre ASL hanno cercato un recupero di risorse riscrivendo nuove regole organizzative.

L’istituzione dei Dipartimenti ospedalieri non ha prodotto i risultati sperati.

La dipartimentalizzazione ospedaliera, generalmente prevista nell’Atto Aziendale delle ASL, risulta spesso costruita su situazioni strutturali e organizzative incompatibili con il processo.

L’accanimento normativo sulla libera professione   medica, che appartiene alla cultura arcaica dei sistemi non manageriali della punizione e dell’incentivo, del bastone e della carota, che ha pesantemente ostacolato l’applicazione delle leggi di “Riordino del SSN” e che il governo vuole ripensare, non deve far perdere di vista il principale Attore del SSN: il CITTADINO.-

 

     Dott. Fernando SANFRANCESCO

   Direttore Sanitario Ospedale Ortona

                                                                                          

 

 

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