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Il Nostro Commento

Dopo la iniziativa di alcuni Medici della Provincia di Milano di proporre la Lista Civica << INSIEME PER MILANO >> di soli Medici per le prossime Elezioni Amministrative il potere politico si spaventa. La prima reazione è stata la riproposizione incisiva delle promesse pre-elettorali del Polo mai mantenute. Esce il Progetto Sirchia.

Il Nostro commento è che :  SOLO SE I POLITICI HANNO PAURA DI PERDERE IL POSTO FORSE LE LORO PROMESSE HANNO QUALCHE SPERANZA DI ESSERE ATTUATE !!

L'abbiamo promesso in campagna elettorale e lo faremo: libereremo i medici dal giogo della legge Bindi». Dev'essere stato più o meno con queste parole che, ieri, al termine di un vertice allargato a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi ha chiamato a raccolta Forza Italia e ha impartito le sue direttive: per i dottori del Ssn scatta l'era della liberalizzazione del rapporto di lavoro. Fatte le ore di lavoro che spettano, i medici del servizio pubblico potranno esercitare la libera professione dove e come vogliono. Senza più gli "steccati" - e le "brutte parole" - della reversibilità o irreversibilità della scelta "dentro o fuori" le mura del Ssn. E con l'indennità di esclusiva che finirà dritta dritta in busta paga. Con pari opportunità per tutti di fare carriera. E, forse, allungando anche l'età pensionabile fino a 70-72 anni.

Mentre infuria la polemica su un contratto scaduto da oltre due anni le cui linee guida non riescono neppure ad approdare a Palazzo Chigi, sulla "questione medica" scende in campo in prima persona il premier. Con indicazioni di lavoro precise e perfino con una data di scadenza ravvicinatissima: raggiungere l'obiettivo entro le elezioni europee. Se possibile. Intanto, comunque, si manderà un segnale preciso a una categoria, quella dei medici, che continua a contare, e parecchio, nel panorama politico italiano.

Al vertice con Berlusconi c'erano il ministro della Salute, Girolamo Sirchia, il sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta, i due capigruppo di Forza Italia alla Camera e al Senato, Elio Vito e Renato Schifani, i presidenti delle commissioni sanità, Giuseppe Palumbo e Antonio Tomassini, il responsabile di settore di Forza Italia, Eolo Parodi. Un vertice riservatissimo, nel corso del quale è stato fatto probabilmente il punto dello stato dell'arte e degli oltre cinquanta tentativi di Sirchia che in due anni hanno fatto flop tra gli stop delle Regioni e le scarse certezze avute dalla stessa maggioranza.

Berlusconi ha così deciso di tirare dritto per azzerare definitivamente l'odiata "riforma Bindi". Con un articolato, non semplicissimo da definire, che dovrà essere messo a punto, e naturalmente condiviso, in brevissimo tempo. Dopo di che, se tutte le difficoltà saranno superate e superabili, si individuerà lo strumento legislativo: un disegno di legge o emendamenti ad hoc in Parlamento. Magari - è un'ipotesi, ma ne va individuata la praticabilità anche costituzionale - al decreto legge bis sulle emergenze sanitarie che sta per tornare alle Camere. Senza contare, sullo sfondo, le prevedibili resistenze che ancora potranno arrivare dai governatori, che già più volte hanno frenato qualsiasi modifica della legge: da una parte perché rivendicano competenze proprie, dall'altra perché temono pesanti ricadute finanziarie a carico dei loro bilanci sanitari già in profondo rosso.

L'idea di fondo allo studio è comunque, intanto, di chiamare a raccolta le Regioni governate dal centro-destra. E fare scudo. Nella convinzione che la liberalizzazione del rapporto di lavoro dei medici - al di fuori dell'orario contrattuale ma con le garanzie di "non nuocere" al Ssn e di pensare per prima cosa al taglio delle liste d'attesa - rappresenti una carta vincente nei confronti dei medici. Tanto più mentre si va verso il voto alle amministrative e alle europee. Se poi non si facesse in tempo, resterebbe sul terreno una legge comunque in cammino.

Nella maggioranza c'è naturalmente la consapevolezza che la proposta non andrà avanti in discesa. Ma il dado è tratto e c'è tutta l'intenzione di non perdere tempo. Fa parte del "contratto coi medici", è la parola d'ordine. Anche se non mancheranno riflessi sull'andamento del rinnovo degli accordi che riguardano oltre 120mila tra medici e non della dirigenza del Ssn.

Una mina in piena regola, quella del contratto della dirigenza. Alla quale l'altro ieri s'è aggiunta quella della mancata ratifica da parte della Corte dei conti dell'accordo economico per il biennio 2002-2003 dei 570mila dipendenti non dirigenti. Ieri le Regioni in comitato di settore hanno confermato di garantire il loro impegno per pagare lo 0,32% in più promesso al momento della firma. Ma hanno chiesto che la Corte anticipi il normale iter e renda note subito le motivazioni reali della «certificazione non positiva». Oggi scenderanno in campo anche i governatori. Ed esaminare anche l'andamento del confronto di ieri col ministro della Funzione pubblica, Luigi Mazzella, sulla possibilità che nel futuro tutti i contratti vengano affidati a una struttura interregionale, non più all'Aran. In tempi di federalismo, sostengono i governatori, si deve cambiare.
(1 aprile 2004)

Roberto Turno (da Il Sole-24 Ore)

 

 

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2 gennaio Il contratto
9.1 Indetto lo sciopero
16.1 Alla Camera
16.1 Universitari
20.1 Aperture assemblee
20.1 Documento d'assemblea
20.1 Il manifesto di protesta
20.1 Istituto di assemblea
9.2 Vana la conciliazione
20.1 Confermato sciopero del 9.2
9. 2 Lo sciopero....
Manifestazione 20.1.2004
10. 2 Il dopo sciopero
5.2 Si approva la riforma
10. 2 Le code del contratto
20. 2 Il fondo sanitario per regione
16. 3 Sul progetto Arcobaleno
30.3 Tempo parziale
1.4 Si muove qualche cosa
6.4 Reazione DS
5.5 Decreto Casellati
29.5 Reversibilità
23.6 Risultati elezioni Milano
30.6 Commenti Elezioni
2.7. Commento Elettorale
17.7 Atto indirizzo 2004
17.7 Spesa Sanitaria 2004
17.7 Bacchettata la CUF
23.9 Comunicato

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