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ENPAM – QUOTA B
CONTRIBUTO
INTERO O RIDOTTO?
Marco
Perelli Ercolini
Molti medici iscritti obbligatoriamente ed
in via continuativa ad un’altra forma di previdenza
obbligatoria (medici ospedalieri, convenzionati col SSN, universitari,
militari, ecc.) spesso si chiedono e chiedono se per i redditi accessori
conseguiti con l’attività libero-professionale sia meglio aderire
all’ENPAM - quota B del Fondo generale versando i contributi dovuti
nella forma intera del 12,50 per cento oppure, avendone la possibilità,
nella misura ridotta del 2 per cento.
Va subito detto che la scelta tra la cicala e la
formica è una scelta del tutto personale in relazione a presupposti di
vita attuale e futura e a logiche previdenziali soggettive.
Però in questa, come in ogni altra scelta, è
utile avere le idee ben chiare sui rispettivi vantaggi e svantaggi che
possono derivare dalla opzione.
Una cosa va premesso: in attività lavorativa, pur
dando fastidio pagare qualcosa di propria tasca, mille lire si trovano
quasi sempre, da pensionato invece, quando non si hanno più altri
guadagni, anche cento lire possono essere preziose e ogni soldo ben
impiegato diventa un opportuno soldo guadagnato.
Certamente per chi non ha impegni di famiglia e
pensa di non aver bisogni particolari in età pensionabile, può pensare
a godersi i soldi in lungo e largo, ma, attenzione, a non doversi
rammaricare o avanzare delle pretese nel poi, quando cessando di
lavorare per età o salute ogni entrata può avere una certa importanza.
Dunque versare
la piena contribuzione o ricorrere alla facoltà di versare meno
col contributo ridotto sono, come abbiamo detto, scelte personali;
tuttavia, nell’ottica di una
previdenza complementare, la quota B
reddituale del Fondo generale dell’ENPAM rappresenta una delle
forme migliori di investimento per la costruzione di una pensione
integrativa.
Penso possa essere utile una esemplificazione
pratica: la mia, come medico ospedaliero che alla istituzione della
quota B del Fondo generale ha aderito al contributo intero, ma che in
seguito, vicino alla pensione, ha dovuto aderire alle imposizioni Bindi
e optare per la forma del rapporto esclusivo, solo in minima parte
attuabile nella struttura di appartenenza con la logica diminuzione di
certe prestazioni e degli introiti da libera professione.
Ho potuto effettuare i versamenti dal 1991 sulle
entrate del 1990 al 1998 con riferimento alla attività del 1997 per un
totale complessivo in 8 anni per un totale di lire 34.036.000; inoltre
negli ultimi tre anni per l’esclusività del rapporto non ho avuto
degli introiti da libera professionale oltre il
minimale e pertanto utili ai fini dei conteggi nella quota B.
Questa contribuzione mi ha dato diritto ad un
trattamento aggiuntivo sulla pensione prevista con la quota A, quella
cioè relativa ai contributi fissi pagati colle cartelle esattoriali, di
lire 474.744 mensili pari a 5.696.928 annuali indicizzate al 75 per
cento del tasso ufficiale di svalutazione.
Calcolando la possibilità della deducibilità
fiscale che incide sulla aliquota marginale (41
per cento), in realtà sono stati versati poco più di 20 milioni
(per brevità non viene considerata la diminuzione sull’imposta
regionale, comunale e IRAP). In meno di quattro anni, dunque,
riprenderò tutti i miei soldi, avendo
l’ENPAM ha una riserva di circa sette anni non tenendo conto
dei surplus per gli eventuali interessi sul capitale; una tale
differenza sulla riserva è dovuta alla deducibilità fiscale.
Certamente in caso di mio decesso e di mia moglie prima di questi
anni l’ENPAM avrebbe un guadagno, ma io spero di vivere piu’ a
lungo!
Ne deriva, dunque, una rendita annuale del 16,73
per cento che sale però in relazione alle somme dedotte
dall’imponibile fiscale al 28,36 per cento.
Potrebbe essere obiettato che se le somme fossero
state trattenute nelle mie tasche questi soldi
avrebbero fruttato degli interessi: ho fatto anche questi calcoli
tenendo presente un interesse composto, medio e allineato alle rendite a
scarso rischio di questi ultimi anni,
del 3 per cento
annuo: avrei maturato un montante che a stento potrebbe darmi ora un
interesse annuo di poco più di 1.200.000 lire.
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