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Perequazione automatica delle pensioni
Le pensioni intese come strumento atto a
garantire - anche cessata la vita lavorativa - un reddito per una vita
dignitosa nella vecchiaia, come sono ora configurate sono semplicemente un
debito di valuta e non di valore. In altri termini la stessa pensione che oggi
può permettere l’acquisto di 10 litri di latte, col tempo potrà forse
garantire la possibilità di comperare mezzo litro di latte: le pensioni di
annata sono in realtà delle pensioni dannate. Infatti
in Italia i trattamenti di pensione sono sganciati dalla dinamica salariale
dei Colleghi in attività di servizio e il loro potere di acquisto si logora
nel tempo: la svalutazione monetaria della vita corrente è ben più alta dei
dati ISTAT e la perequazione automatica quale strumento per mantenere le
pensioni ai livelli di valore economico iniziali è un meccanismo viziato,
perché non solo si aggancia all’ISTAT - indice non fedele alla reale
svalutazione monetaria - ma comporta degli aumenti a scalare secondo
determinate fasce di importo. Ricordiamo che il raffreddamento della
perequazione automatica, molto pesante, previsto dalla Legge n° 449/1997
(Legge Finanziaria 1998) all’articolo 59 comma 13 per il triennio 1999-2001
che comportava addirittura nessuna indicizzazione delle somme di pensione
oltre una determinata cifra, è stato annullato con la Finanziaria 2001 (Legge
n° 388/2000) e dal 2001 sono state ripristinate le vecchie norme che tuttavia
prevedono una indicizzazione al 100 per cento dell’ISTAT solo per gli
importi di pensione pari a tre volte il minimo INPS, mentre scende al 90 per
cento sulle quote di pensione comprese tra tre e cinque volte il trattamento
minimo e al 75 per cento sulla parte di pensione eccedente cinque volte
l’importo del trattamento minimo INPS. A
gennaio oltre agli aumenti agganciati alla svalutazione che potrebbe aggirarsi
al 2,7%, dovrebbero inoltre essere corrisposti i saldi dovuti alla scarto tra
l’indice provvisorio per il 2001 fissato al 2,4% e l’indice effettivo
attestatosi al 2,6 per cento. Per
le pensioni ENPAM la maggiorazione prevista è pari al 75% dell’indice ISTAT
dell’anno precedente, calcolato sull’intero ammontare della pensione. Tale
aumento non viene più corrisposto a luglio, bensì all’inizio di ogni anno.
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