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ROMA • L'onda
lunga dei quarantenni rischia di scavare in profondità l'articolata
struttura della previdenza dei medici italiani. La fotografia dell'Enpam —
l'ente nazionale della categoria ( che comprende anche gli odontoiatri) —
sembrerebbe smentirlo: l'avanzo di esercizio è in crescita ( dai 442milioni
del 2003 agli oltre 571milioni del preconsuntivo 2004) e la consistenza
patrimoniale, complessivamente raddoppiata in 10 anni, supera i 4,5 miliardi
di euro. Ma il patrimonio, senza correttivi nel breve medio periodo, rischia
di subire un irreversibile processo di erosione, quando il numero "chiuso"
all'accesso universitario — introdotto negli anni ‘80 e confermato dalla
legge 264/ 99 — non riuscirà più a sostenere l'onda lunga della maggioranza
degli attuali "camici bianchi".
Secondo i dati
forniti da Fnomceo — la Federazione nazionale degli Ordini — a dicembre
2003, il maggior numero di medici in attività (77.668) aveva tra i 45 e i 49
anni. Mentre a quota 50.499 si collocano i colleghi tra 50 e 54 anni. Due
fasce che inizieranno a pesare sui conti dell'ente tra una decina d'anni e
che — secondo gli ultimi dati di bilancio tecnico disponibili, al dicembre
2000 — incideranno negativamente sui saldi previdenziali e gestionali, sino
all'azzeramento del patrimonio, tra 2016 e 2031 (a parte il fondo
specialisti esterni che già oggi sconta performance negative).
L'Enpam, comunque,
sta ultimando l'elaborazione delle proiezioni di bilancio tecnico al 31
dicembre 2003. Dati che saranno disponibili tra alcune settimane e che,
secondo i vertici dell'ente, dovrebbero posticipare di almeno tre quattro
anni le soglie di criticità.
Fondo generale "
Quota A".
È il fondo generale cui tutti i
medici sono tenuti a contribuire per il solo fatto di appartenere
all'Ordine. I 320.579 contribuenti versano una quota crescente in base
all'età, che varia dai 170 ai 1.140 euro (circa). Con un aumento di iscritti
pari a 5.673 e un incremento di pensionati di 1.177, il rapporto
attivi/“ritirati” passa, tra il 2003 e il 2004, da 4,09 a 4,11, mentre
quello tra entrate per contributi e uscite per pensioni vede una minima
flessione tra 1,98 e 1,94. Secondo il bilancio tecnico 2000, però, le
criticità si collocano tra 2017 e 2025. Proprio il rapporto
iscritti/pensionati, dato al 4,17 nel 2010, potrebbe toccare quota 1,79 nei
dieci anni successivi. Tuttavia, va precisato che, in tutti i casi di medici
dipendenti del Ssn, la quota A " integra" il pilastro dell'Inpdap, la cui
aliquota di prelievo si attesta a 32,7 per cento.
Fondo libera
professione "Quota B". Istituito nei primi anni ‘90, è legato agli introiti
di esercizio della libera professione.
Anche il medico che la svolge
parzialmente, deve versare il 12,5% sugli onorari. Essendo il fondo più
"giovane", ha un rapporto entrate/uscite (10,33) e quello attivi pensionati
( 8,95) positivi, anche se in flessione rispetto al 2003. Soprattutto quest'ultimo
dato, con la progressiva maturazione della gestione, rischia di portarsi
sotto l'unità dal 2024.
Fondo medicina
generale.
Per questo, come
per gli altri tre fondi, i versamenti sono effettuati sia dal professionista
che dall'Asl. In questo caso, il professionista versa circa il 5% l'Asl, il
10 per cento. Il totale dei contributi mostra una crescita sino al 2014.
Poi, dato il numero costante degli iscritti in rapporto al forte aumento dei
pensionamenti, il saldo previdenziale diventa negativo già dal 2016, sino
all'azzeramento del patrimonio nel 2022.
Fondo medici
ambulatoriali.
Si tratta del
fondo per gli specialisti privati ma convenzionati con il Ssn. È costituito
dal 13% versato dalle Asl e da un 9% di contribuito del medico. La prima
criticità si colloca nel 2020, con il primo rapporto negativo tra entrate
contributive e spesa pensionistica per il progressivo pensionamento degli
attuali iscritti, il 50% dei quali ha meno di 44 anni.
Fondo specialisti
esterni.
Lo squilibrio è
evidente dal 2001 e l'azzeramento patrimoniale, alle porte, dal 2009. È
dovuto al venir meno della copertura individuale quando gli specialisti si
costituirono in società professionali mediche e odontoiatriche. Per anni,
dunque, è mancato un flusso regolare e progressivo di entrate, che la delega
previdenziale approvata ha ripristinato (articolo 1, comma 39), sancendo che
le società mediche accreditate versino il 2% del fatturato annuo delle
prestazioni specialistiche rese nei confronti del Ssn.
Le prospettive.
«Siamo un ente forte, soprattutto sul fronte della rendita e della gestione
patrimoniale — ha sottolineato il presidente dell'Enpam, Eolo Parodi —,
tanto da aver vinto il premio come "miglior fondo italiano nel 2004".
E la Cassa gode di
buona salute.
Innanzitutto, perché i dati del
bilancio tecnico al 2003, in arrivo, allontanano di qualche anno le
criticità e poi perché abbiamo cominciato a varare dei correttivi. Da un
lato, si profila, per i fondi speciali, un graduale aumento della
contribuzione. Dall'altro, invece, si va verso un calo delle aliquote di
rendimento. In ogni caso, non è in discussione alcun cambiamento
dell'attuale sistema di calcolo, un mix tra capitalizzazione e
ripartizione». Oggi il rendimento della "Quota A" si aggira attorno al 4,5%
a fronte di una rivalutazione Inps dell' 1,5. «Inoltre — ha spiegato Parodi
— stiamo valutando, con un pool di esperti, di attivare un fondo di
previdenza complementare. Anche in autonomia rispetto all'Adepp, ma solo se
i numeri ce lo consentiranno» . |