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SANITA’: IL 12 SIRCHIA PRESENTA LA RIFORMA DEI MEDICI A MAGGIORANZA
INCERTEZZA SE DL O DDL; REVERSIBILITA', PENSIONE A 70 ANNI

(ANSA) - ROMA, 10 FEB - Conto alla rovescia per la riforma dei medici che come indicato nell'ordine del giorno alla finanziaria dovrà vedere al luce entro fine febbraio. Il debutto per la proposta del ministro della Salute Girolamo Sirchia arriverà mercoledì mattina. Di buon ora il ministro incontrerà i rappresentanti dei partiti di maggioranza ai quali verranno indicate le linee principali.

LE NOVITA'. Il testo, secondo quanto si è appreso, conterrà la reversibilità della scelta fra intramoenia ed extramoenia e nessuna limitazione di carriera per chi deciderà di lavorare al di fuori della struttura per la quale opera. Ciò vuol dire che i medici 'non fedeli' al servizio pubblico potranno comunque mantenere il grado di primari. Il cambiamento di scelta sul proprio regime di lavoro potrà però essere espresso solo in un determinato momento dell'anno per non intralciare la programmazione sanitaria dell'azienda. E ai camici bianchi verrà anche imposto il limite di 70 anni per l'età pensionabile con una deroga per i medici universitari che potranno restare a lavorare fino a 72 anni anche se nell'ultimi biennio di dovranno occupare solo di ricerca e docenza.

DISEGNO DI LEGGE O DECRETO. I tecnici del ministero sono al lavoro per limare il provvedimento che quindi nella sostanza ricalcherà le norme già giunte in parlamento con la legge finanziaria. I dubbi maggiori rimangono sulla sua natura. I rappresentanti dei partiti della maggioranza in commissione Sanità al Senato hanno chiesto al presidente Antonio Tomassini (Fi) di sollecitare al ministro l'arrivo del testo in forma di decreto legge. Questo per rendere più veloce l'applicazione delle nuove norme che rischierebbero di insabbiarsi in un percorso parlamentare più lento se il testo venisse presentato come disegno di legge. Ma i tecnici, secondo fonti ministeriali, credono invece che sarà proprio la seconda ipotesi quella più percorribile.

I SINDACATI. Alta l'attesa fra i rappresenti dei camici bianchi. In sintesi sono tre gli schieramenti. Ci sono coloro che vogliono che la parte della riforma Bindi che regola il lavoro dei medici sia cambiata subito (Cimo, Cisl medici e i primari dell'Anpo); l'Intersindacale invece apre alle modifiche ma chiede un tavolo di trattativa perché la materia, sostiene, è di natura sindacale, ed infine la Cgil-Medici che non vuole alcuna modifica.

COSA C'E' IN GIOCO. Si tratta dell'indennità di esclusività che oggi viene riconosciuta ai medici che lavorano in esclusiva così come previsto dalla riforma sanitaria: oltre 500 euro lordi al mese in media sullo stipendio. La riforma, secondo le regioni, potrebbe annullare il presupposto dell'esistenza di questa voce in busta paga.

QUANTO E' COSTATA L'ESCLUSIVITA'. Le cifre più autorevoli sono quelle presentate lo scorso novembre in commissione Affari Sociali della Camera da Laura Pellegrini, direttore dell' Agenzia per i servizi sanitari regionali. Il bilancio, ora pubblicato sulla rivista dell'Agenzia, è di circa 3 mila miliardi di lire di costi per l'Ssn a fronte di 1375 miliardi pagati dai cittadini per prestazioni in regime di libera professione intramuraria. Stando ai risultati delle elaborazioni i medici che hanno scelto il lavoro esclusivo con il servizio sanitario nazionale sono 92.991 su un totale di 102.912, cioé il 90,36 per cento; la percentuale sale nelle regioni meridionali (per esempio al 96,99% in Basilicata; 96,10% in Calabria; 93,96% in Sicilia), mentre è più bassa al centro e al nord (81,43% in Liguria; 87,42% nel Lazio; 87,62% in Lombardia). Ancora più alta risulta la percentuale degli altri dirigenti sanitari che hanno optato per l'esclusività: il 98,05%, pari a 17.569 su 19.468; tra questi addirittura al 100 % arrivano biologi, chimici e fisici, mentre all'opposto sono gli odontoiatri, dei quali solo il 57,14% ha scelto di lavorare soltanto per il servizio pubblico. Quanto ai costi, nell'anno 2000 le aziende sanitarie hanno pagato per le indennità di esclusività 2.186 miliardi di lire ai quali vanno aggiunti oneri "riflessi" che portano il totale, appunto, a circa 3 mila miliardi. A fronte di questa cifra, i cittadini hanno speso di tasca propria, per pagare le prestazioni dei sanitari, 1375 miliardi di lire. Di quest'ultima somma, però, appena 180 miliardi (il 13%) sono stati trattenuti dalle aziende sanitarie per coprire i costi sostenuti, mentre gli altri 1195 sono stati "girati" al personale che ha effettuato le prestazioni a pagamento. La percentuale dei medici che ha optato per l'esclusività è più alta al sud, quella dei cittadini che scelgono le prestazioni di libera professione intramuraria è più elevata al nord: la spesa media pro-capite (e quindi il ricavo per l'azienda) è infatti di 33.800 lire al nord, di 25.080 al centro e di 10.630 al sud. (ANSA). BR 10-FEB-03 17:47

 

 

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