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Equa, senza sprechi e uniforme in tutto il Paese

La sanità che vorrei
di Girolamo Sirchia  

Venerdì, 14 Dicembre 2001
Corriere della Sera

Quando c’è la salute c’è tutto. Così afferma un vecchio detto, che soprattutto oggi assume un significato di particolare attualità. E’ innegabile, infatti, che l’attenzione degli italiani alla salute è sempre più elevata grazie anche al continuo sviluppo della scienza, con le nuove possibilità offerte da più accurate diagnosi e moderne terapie. Ma cosa chiedono i cittadini alla sanità? In realtà poche e semplici cose, che però fino ad oggi sono state trascurate. La prima richiesta riguarda la possibilità, ma soprattutto la certezza, di poter accedere senza ritardi o impedimenti, e senza raccomandazioni, alle prestazioni di cui necessitano. Poi è importante sentirsi trattati come persone, con cortesia e rispetto. Si chiede anche che le prestazioni fornite dal Servizio sanitario siano di qualità e che gli interventi siano gratuiti o comunque abbiano una minima onerosità. Indispensabile, in un mondo in cui siamo sommersi dalle informazioni, avere risposte chiare sui problemi di salute e la assicurazione che il personale sanitario sia costantemente aggiornato, al passo con le attuali conoscenze a livello internazionale in modo da non dover cercare all’estero metodi di cura più efficaci.

Ma sia chiaro: nessuno ha intenzione di smantellare la sanità pubblica a beneficio del privato. E’ indispensabile utilizzare alcuni strumenti del privato per migliorare il pubblico. I nostri ospedali pubblici stanno infatti pian piano perdendo terreno e costano troppo per cui il rischio è che ad un certo punto si possa decidere di liberarcene.
Già 50 anni fa Ludwig von Mises sottolineava che nel pubblico abbiamo regole nelle gestione valide per le amministrazioni dello Stato come giustizia e polizia, ma non certo per un’azienda come l’ospedale. Il personale è poco motivato e, al contempo troppo «tutelato» nei suoi diritti. Il sistema degli acquisti è sbagliato: qui costa tutto di più.
Il privato non ha bisogno di nessuno e può spiazzare il pubblico. Quindi la sanità pubblica ha bisogno di essere difesa. Alcuni aspetti del sistema sono infatti inadeguati ed altri, addirittura, iniqui.
Basti pensare, per fare solo qualche esempio, che i ricoveri «inutili» comportano una spesa di almeno 5.000 miliardi l’anno; che dei 130 grandi ospedali metropolitani italiani, solo una trentina presentano un bilancio in pareggio o in avanzo positivo (mentre i restanti hanno disavanzi che oscillano tra i 10 e 500 miliardi l’anno): e che a fronte del cospicuo aumento della attesa di vita della popolazione e quindi dell’incremento conseguente di patologie dell’anziano e della cronicità, il comparto sociosanitario dispone solo di circa 13.000 miliardi l’anno contro i 30.000 necessari.
La forte spinta attuale verso la devoluzione tende a responsabilizzare completamente le Regioni verso l’organizzazione e la gestione dei servizi sanitari, ma lascia allo Stato un importante compito che è quello di diventare garante verso i cittadini dell’equità del Servizio Sanitario Nazionale e della sua uniformità, identificando tutte le vecchie e nuove disuguaglianze e inconsistenze e tentandone la correzione, anche sostenendo le regioni in difficoltà, in modo da evitare differenze, tra Regione e Regione per l’esistenza di prestazioni diverse a seconda del luogo dove queste vengono erogate.
Per promuovere il rilancio della sanità italiana l’impegno finanziario del governo è imponente: nell’arco di un quadriennio lo Stato mette a disposizione delle Regioni addizionali per 26.000 miliardi, portando alla fine il finanziamento della sanità a circa il 6% del Pil, quindi a livelli assai dignitosi. L’ammontare del fondo distribuito alle Regioni passa da 131.000 miliardi nel 2000 a 138.000 nel 2001, a 146.000 nel 2002, a 152.000 nel 2003 e a 157.000 nel 2004. Un programma di miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale passa attraverso maggiori disponibilità economiche, ma anche una visione più equa dei sistemi sanitari e nella lotta agli sprechi, un decentramento spiccato dei poteri alle Regioni, ma nella logica di un federalismo solidale e della accettazione di regole comuni, finalizzando il tutto ad offrire ai cittadini servizi più moderni, più distribuiti ed uniformi. Questo governo pone il bene la salute del cittadino al centro del sistema e mette in secondo piano gli interessi delle parti che finora, hanno forse avuto, un ruolo prevalente.

*Ministro della Salute

 

 

 

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