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IL
QUADRO ATTUALE
Come
sempre siamo alle porte del rinnovo contrattuale ( 2002 ) senza aver visto
applicato a pieno il precedente istituto normativo. Forse non dobbiamo deprecare
questa inadempienza in quanto è anche espressione di una impossibile
implementazione nel costrutto di una riforma sanitaria inesistente. Di questa
riforma è stata volutamente applicata solo la parte economica ( per fortuna ) e
mancano quasi tutti i decreti attuativi. L’attuale Governo vuole profondamente
modificarla e mi è noto che è diviso in due schieramenti. Le forze poliste di
centro sono intenzionate a ritoccarla, mentre lo schieramento di Alleanza
Nazionale e polista di destra è fermamente convinto della necessità di
abrogarla. Le realtà Aziendali hanno effettuato una contrattazione decentrata
quanto mai variegata, poichè diverse sono le realtà strutturali degli
Ospedali, delle USSL e delle Aziende in una Italia che è federalista nei
contenuti sociali reali, ma cocciutamente e falsamente uniforme nella mentalità
politica statale dei precedenti Governi. Ero giovanissimo e a scuola non si
faceva altro che parlare della “ Questione Meridionale “ che tutt’oggi non
mi pare risolta. Vero è che di Aziende si parla, se non solamente, almeno
prevalentemente nel nord-Italia. Gli “incarichi” e le ”funzioni
dirigenziali” sono istituti applicati in poche realtà. I centri di costo, i
dipartimenti ( quelli veri e funzionanti… ), le verifiche di qualità e
quantità delle prestazioni ( effettuate rigorosamente e non per adempimento
amministrativo…. ), sono applicazioni che trovano ancora modo di fare notizia
sul Sole 24 ore Sanità, e non rappresentano la realtà nazionale del SSN.
ANALISI
DEL BISOGNO
Io sono
convinto che per produrre buona tutela della salute sia necessario una sola
cosa: “un buon Medico”. Deve essere libero di agire secondo coscienza,
professionalmente valido, eticamente conforme al suo dettato, motivato al
lavoro, adeguatamente compensato per la sua responsabilità e per i suo ruolo e
vincolato sempre e preminentemente al rapporto personale e di fiducia con il
paziente.
Se
riflettiamo su tali caratteristiche le troviamo valide per ogni situazione
indipendentemente dalla zona geografica, dallo stato, dalla regione, dalle realtà
locali e normative. Il fulcro del bene operare e del prodotto finale è
rappresentato dalla motivazione del Medico che deve trovare nel suo essere
persona e nella dignità della professione le forze, la rappresentatività e la
propria soddisfazione per produrre il miglior servizio al paziente e quindi alla
collettività.
Il
recente passato, che muove peraltro dai precedenti percorsi politici e sociali,
ha invertito tale assioma sostituendo la centralità della persona con le
necessità collettive come se le due realtà coincidessero. Tale asserto è
quanto meno demagogico e comporta lo stravolgimento dell’attività del Medico
che non è più centrata sulla persona/paziente ma sul rispetto della
“mission” verso la collettività. Ma come interpretare questa missione verso
il collettivo ?!
La
collettività è una astrazione a cui riferire valori variabili secondo le
diverse visioni politiche, sociali, religiose, sociologiche. Risente di
influenze economiche, demografiche e di convenienze sociali. Come tale un
“dovere” verso tale realtà diventa sudditanza a diversi sistemi di idealità
e non può prevedere obblighi etici poiché questi richiedono postulati “
supra legis” e “ supra partis”, quali la sacralità della vita umana e
l’inviolabilità dei principi di libertà, fraternità ed eguaglianza degli
esseri umani. Tutto ciò che ha sin’ora spinto il bene operare del medico non
è applicabile in tale diverso costrutto.
Partendo
da queste precisazioni possiamo affrontare la proposizione dei principi
ispiratori del contratto 2002, rivisitando il passato per costruire il futuro,
nell’ambito delle possibilità offerte dal nuovo indirizzo governativo. Il
nostro obiettivo consiste nel favorire la ripresa della centralità medica e
nello stesso tempo la salute di noi tutti con la procedura di lavorare bene per
il singolo per operare meglio per la collettività.
IL
SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE
E’
indubbio che tale sistema ha portato ad evidenti vantaggi sulla popolazione
italiana che vede una vita media molto longeva e un sistema preventivo
discretamente sviluppato. Il problema costante di tale sistema è rappresentato
dal costo che effettivamente lievita nel tempo con il progredire della tecnica
medica e delle malattie croniche connesse all’invecchiamento della
popolazione. Le caratteristiche fondamentali di tale struttura sono
rappresentate dai principi di solidarietà, equità, universalità e
accessibilità. L’analisi di tale prerogative vede sino ad ora che
l’universalità è stata attuata non con la diffusione di una uguale accesso
alla uniformità delle cure nelle diverse realtà regionali e locali ma
piuttosto con la possibilità di accesso a chiunque in ogni sede
indipendentemente che si localizzi nel proprio distretto o nella propria
regione. Quindi l’assioma in essere è - Universalità Attuale = Diversità
regionale ma libero accesso -.
L’equità
del SSN viaggia su base di casta e di luogo. Se sei assicurato o ricco accedi a
servizi privati o convenzionati rapidamente, con poco stress e con confort
alberghiero diverso di quanto a disposizione per chi utilizza il servizio
statale. L’ entità di tale situazione è commensurabile dalla spesa di ca.
50.0000 miliardi nel privato che attualmente rappresenta un terzo del futuro
bilancio preventivo della spesa sanitaria pubblica italiana. In ciò mi è
d’obbligo aprire una parentesi per dire che tale diversità si è recentemente
modificata con la legge 31 della Lombardia che ha aperto il privato
convenzionato a tutti i cittadini.
Per cui
l’attuale SSN è un sistema che non garantisce standard uniformi di
trattamento in ogni luogo sotto un dirigismo centrale nazionale esasperato come
disegnato dalla 229, ma un sistema che colma le lacune locali con la
sussidiarietà offerta dai servizi presenti in altre realtà a cui comunque
l’accesso è libero. I Profili di Cura di Stato non trovano applicazione e
vengono da decenni smentiti dalle variegate realtà locali, che per diversi e
irreversibili motivi non si adeguano ai dettati centrali. Ciò che funziona
veramente è la solidarietà dei cittadini, basata sui valori umani, che da
sempre in Italia sopperisce all’inefficienza perenne del sistema statalista,
la cui oggettivazione ormai dovrebbe essere considerata realtà tangibile ed
inequivocabile.
Dobbiamo
allora ripensare al SSN come è di fatto attualmente, una organizzazione che si
è adeguata diversamente alle variegate realtà locali/regionali, con fughe in
avanti in alcune sedi e arretratezze in altre. Livellare “razionando” in
nome della falsa universalità e omogeneità verso i cittadini è specioso ed
ingiusto poiché richiede rinunce in alcune sedi, e improponibili investimenti
in altre realtà, con più che fondati dubbi di risultato e più che certi buchi
di spesa meglio investibili in altre obiettivi.
Il
risparmio non può trovarsi nelle spese per improponibili adeguamenti in realtà
in cui il forzoso livellamento non è in linea con lo stato di fatto della realtà
sociale. Inutile costruire le “ cattedrali” nel deserto; più realistico e
meno dispendioso è spostare il bisogno di cure nelle realtà specialistiche
consolidate, quando serve e nei modi in cui serve, e di converso limitarsi ad
assicurare una buona assistenza di routine in realtà che al momento necessitano
ancora tale fondamentale servizio.
Con lo
sviluppo delle tecniche di telemedicina bisogna guardare avanti sapendo che
molto di quanto oggi è necessario avere in loco nel prossimo vicino domani
potremo utilizzare anche a distanze considerevoli, rendendo vane replicazioni
dispendiose di servizi e professionalità.
E’
inoltre più facile spostare un paziente per un breve periodo in altra sede che
costruire un centro efficiente ed efficace che richiede maggiori risorse e che
non ha in fase iniziale competenze e professionalità derivanti da pregresse
esperienze. Il disagio di un breve allontanamento dalla sede abituale è
largamente compensato dall’assicurarsi competenza e professionalità sicure è
non è altro che ciò che avviene oggi e avveniva ieri nella nostra realtà che
andrebbe assicurato con diversa comodità.
I
risparmi regionali di una tale politica troverebbero giuste collocazioni nel
favorire con i fondi altrimenti destinati a impossibili implementazioni
sanitarie, impresa e lavoro, senza cui non è possibile sviluppare l’adeguato
tessuto sociale necessario per a dare origine anche in sanità a migliori
competenze e più sofisticati servizi e professionalità.
Il
federalismo sanitario non è in questa veste disomogeneità di trattamento e
difficoltà di accesso alle cure, ma risparmio, miglior impiego di risorse e
omogeneo utilizzo di competenze e professionalità. Ciò che deve essere
assicurato è solo una metodica di facile accesso agli istituti di cura e il
sistema di riequilibrio economico delle spese fra le diverse regioni.
IL
RUOLO MEDICO
Se si
accetta il dettato per cui la centralità del rapporto paziente/medico e la
professionalità e responsabilità che è insito in tale rapporto rappresentino
la base di partenza per costruire la salute collettiva, allora va ribadita e
sostenuta la fondamentalità dell’atto medico, la sua libertà d’azione la
sua forma “Dirigenziale” intesa come assunzione di enormi responsabilità
espresse verso il singolo e la collettività.
Il
passato della categoria ha invece visto il medico come impiegato dello stato,
tutelato nella forma di dipendenza pubblica in cui la preminenza sempre più
pressante dell’aspetto economico della spesa ha progressivamente limitato la
sua area di competenza.La sua libertà professionale, anche nella tutela
specifica della salute del paziente, è stata ristretta, in nome del maggior
interesse di una collettività che non è più la difesa del singolo ma i
rispetto del sistema.
Da tale
distorto modo di impiego della professione medica si è ritenuto costruire uno
“Status Dirigenziale” per l’aspetto economico amministrativo connesso alle
funzioni professionali che subordina di fatto il Medico alla gerarchia non
professionale, vincolandolo anche nella specificità dell’atto medico.
Tale
“riconoscimento” è in realtà il disconoscimento dell’essere Dirigente
per status. Il Medico non ha necessità di riconoscimento di status dirigenziale
nella forma poiché “è dirigente nella sostanza”.
Chi è più dirigente di
colui che ha enormi responsabilità nello svolgere una attività di tipo
professionale come colui che ha affidata la salute, la dignità, la vita e la
morte del proprio simile ?? Non dirige di fatto un bene incommensurabile la cui
responsabilità disegna da solo un mondo di valori ?? La trovata dello status
dirigenziale aziendale è non solo ridicola, ma anche penosa e dolorosa, poiché
rappresenta l’evoluzione di una trasformazione del medico dipendente che
purtroppo ha culturalmente interiorizzato il contenuto della propria professione
come una professione dipendente normata per legge. Ha sancito la svendita
dell’autonomia professionale all’azienda che si è sostituita al cittadino e
al paziente richiedendo al medico profitti e non prodotti per i pazienti. Il
medico ( …Bollero ) ha visto in tale processo salvaguardata in parte la
valenza economica e la solidità del posto lavorativo accomodandosi e
trasformandosi in realtà nella veste di vero impiegato. Ora però la valenza
economica è minima e la solidità del posto vacilla ed è il momento di operare
una conversione del sistema più rispettosa delle necessita vere dei cittadini e
del vero status dei medici.
FUNZIONALITA'
DEL SISTEMA E PROFESSIONALITA'
Per fare
funzionare con “professionalità” un sistema bisogna rispettare i dettati
del professionista che richiede responsabilità professionale, dedizione al
lavoro, etica, largo ambito di autonomia, individualità nell’ambito di pochi
principi e dettati per gli obiettivi e gli indirizzi.
Il
professionista per lavorare ha bisogno anche di grande autorità che non si
esprime se non nell’ambito della massima libertà. La responsabilità
professionale è il solo deterrente che tale lavoro necessita e non è
realistico pensare di sostituirla con un collettivismo che contrasta con la
libera iniziativa. La gerarchia deve essere limitata al minimo, poiché è un
freno insopportabile per il ben operare nelle regole del professionismo. Vincoli
importanti sono solo obiettivi e indirizzi, sufficienti per incanalare
l’attività professionale nel giusto alveo con gli appropriati riscontri.
IL
SISTEMA CHE NOI VOGLIAMO
- Difesa
del SSN. Inteso come sistema di erogazione del servizio pubblico delle cure
e della prevenzione in cui lo Stato sia controllore e ispiratore dei
principi e degli obiettivi nazionali. Minor impegno diretto ma maggior
controllo e più fermezza nelle decisioni e nell’attività vicaria in caso
di inadempienza delle strutture decentrate di erogazione dei
servizi.Promozione dei principi di erogazione nell’ambito della
sussidiarietà di tipo veramente pubblico e non centralistico e statale.
- Federalismo
Sanitario. Inteso come autonoma rete regionale dei servizi sanitari in cui
con modalità proprie si definisca l’assetto regionale quanto a erogazione
delle cure e assicurazione della prevenzione. Integrazione con concorrenza
anche interregionale nella promozione dei servizi, secondo anche principi di
attrazione e di offerta sottesi a vicariare scelte regionali diversificate ,
con adeguata ridistribuzione dei costi nell’ambito della autonomia dei
bilanci. La “Sanità” non è solo costo ma anche risorsa economica e di
impiego a cui affidare il giusto valore produttivo regionale.
- Centralità
del Medico che è una “risorsa” professionale ed eroga non solo
dispendiosi servizi, ma assume i valori economici delle cure come
investimenti regionali in salvaguardia del benessere. Promozione del motore
economico, e anche attrazione di fondi provenienti dalle cure erogate alle
altre realtà regionali.
- Promozione
del valore professionale del medico; ampliamento della sua autonomia e
valutazione dei servizi accessori come supporto alla attività clinica e non
come limitante o fattore di indirizzo e di gerarchia.” Medico Dirigente
“ come assioma e costrutto di un valore sostanziale e non di una funzione
aziendale.
- Riconoscimento
del valore professionale con adeguati compensi e remunerazioni non solo
stipendiali ma anche prestazionali, con abolizione dei vincoli nella libera
professione e ristabilimento dell’importanza del rapporto diretto
medico/paziente.
- Rivalutazione
dell’attività e dell’importanza degli Ordini professionali come
responsabili del controllo dell’atto medico e della sua appropriatezza
nell’ambito della promozione dello sviluppo di una vasta attività
liberoprofessionale.
- Rivisitazione
delle società scientifiche professionali che non devono rappresentare
strumenti di sudditanza del medico ad uso dello stato e delle organizzazioni
ma solo di promozione della cultura specialistica.
- Ricostruzione
dell’attività sindacale che deve esprimersi anch’essa prevalentemente
nel sistema regionale in relazione alle possibili differenze applicative del
fare sanità seppure nell’ambito degli indirizzi comuni.
- Valorizzazione
del fronte della disoccupazione con programmi di assistenza sul mercato del
lavoro poiché tutela della professione è anche tutela della dignità
professionale che si deprezza nella vana ricerca dell’impiego
professionale.
E’
con tali indirizzi che vogliamo presentarci a redigere il futuro contratto di
lavoro dei Medici della Dirigenza.
Marcello
Costa Angeli
Responsabile
Nazionale Area Ospedaliera
S.N.A.M.I
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