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2 ARTICOLI SULLA MODIFICA DELLA 229...SI AVVERERA' ?
«Medici,
visite più rapide con la riforma»
Il
ministro Sirchia: la libera professione ridurrà le liste d’attesa,
ridiamo dignità a chi lavora in ospedale
- ROMA - «Abbiamo restituito ai medici la libertà e la dignità
professionale che avevano perso. Ma soprattutto abbiamo pensato ai
cittadini che non possono pagare visite ed esami urgenti e devono
rassegnarsi a lunghe attese». Tarda serata. Il ministro Girolamo
Sirchia ha appena ultimato il giro di ricognizione fra sindacati e
Regioni per misurare il gradimento della controriforma sul «rapporto
di lavoro dei medici del servizio sanitario». Una delle finalità del
progetto, entro 15 giorni in Consiglio dei ministri, sono le liste di
attesa. L’attività libero professionale dei camici bianchi verrà
messa a disposizione in via prioritaria dell’azienda che la
utilizzerà, a sue spese, per tagliare i tempi e offrire prestazioni
più rapide.
«Siamo partiti da una realtà - spiega soddisfatto il ministro -.
C’è un doppio canale nell’erogazione dei servizi, determinato
dall’attuale sistema della libera professione interna all’ospedale
(intramoenia). Chi non può pagare aspetta, anche mesi. Chi può
permettersi di tirare fuori i soldi salta la coda e prenota la visita
anche per il giorno dopo, attraverso la caposala e senza passare per
gli sportelli. Ho raccolto proteste indignate. Era ora di cambiare».
Come?
«L’intramoeni a è una scelta volontaria del medico e sarà
utilizzata in prima battuta dall’azienda, che si prende carico dei
costi, per accorciare le liste di attesa nelle specialità più
urgenti. Se sarà necessario, laboratori e apparecchiature resteranno
aperti anche il sabato, il giorno preferito dalla gente per recarsi in
ospedale».
Dov’è la novità?
«La libera professione è consentita senza vincoli, sia all’interno
dell’ospedale o in strutture convenzionate, con tariffe calmierate.
Libertà di esercitare la professione privata in senso stretto, fuori
dall’ospedale, ma solo in studi o cliniche non convenzionate».
Che medici saranno ?
«Abbiamo liberalizzato la professione medica, mortificata da
vincoli burocratici e penalizzanti . Gli stipendi restano invariati
rispetto a quelli attuali. L’esclusività viene cancellata,
inaccettabile così come l’’irreversibilità che non ammetteva
ripensamenti».
E come spiega che oltre il 90% dei dipendenti ospedalieri avevano
però optato per l’intramoenia ?
«S ono stati costretti a farlo per non vedersi preclusi aumenti di
stipendio e primariato. Un sistema illiberale».
Si torna alla situazione precedente la Riforma Bindi . L’ex
ministro del governo di centrosinistra e Livia Turco, responsabile del
Welfare nei Ds, parlano di scandaloso ritorno al passato.
«Sì, in realtà gran parte dell’antico sistema è stato
ripristinato, fermo restando che la priorità è il taglio delle liste
di attesa. Ma non è uno scandalo. Non crediamo allo statalismo».
Una controriforma?
«Non ho ambizioni di riformatore. Voglio malati serviti meglio e
medici motivati. Chi è in questo stato d’animo lavora meglio. Nella
categoria il malcontento era tangibile».
Avete ceduto a tutte le richieste dei medici : pagati di più per
fare quello che vogliono . Vero ?
« No, gli abbiamo solo restituito i diritti perduti ».
E la copertura finanziaria? Le Regioni si sono dette
preoccupate perché dovranno continuare a pagare le indennità
legat e al rapporto in esclusiva.
«É prevista la figura dei medici a tempo parziale. Il denaro
risparmiato servirà a pagare la libera professione per l’azienda.
Poi ci sono i soldi non spesi per attrezzare i reparti destinati alla
libera professione intramuraria».
Tra i sindacati degli ospedalieri, esulta la Cimo: «Si avvia il
processo richiesto e promesso, il medico riconquista il suo ruolo, che
si era svilito», dice Stefano Biasioli. Storce la bocca Roberto
Polillo, Cgil: «Si torna indietro di 30 anni. Una presa in giro per i
pazienti che torneranno ad essere dirottati nelle cliniche private».
Si riserva il giudizio Serafino Zucchelli, Anaao-Assomed.
mdebac@corriere.it
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| Margherita
De Bac |

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A
FAVORE
Costa
Angeli: così privilegiati i malati
«Ora
potremo curare i pazienti senza doverci preoccupare dei bilanci delle
aziende»
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- MILANO - «O faccio l’interesse dell’azienda, perché la
Bindi ha anche trasformato gli ospedali in aziende, o faccio quello
del paziente. Il ministro Sirchia, finalmente, liberandomi dal
rapporto di dipendenza servile dall’azienda mi consentirà di curare
il cittadino senza preoccuparmi dei bilanci». Marcello Costa Angeli,
aiuto primario di Chirurgia toracica all’ospedale San Gerardo di
Monza, è evidentemente a favore della «controriforma». Parla
nell’interesse del cittadino, dice: «Perché è sicuramente il
soggetto più debole rispetto all’interesse aziendale. Se il medico
è sganciato dall’industria ed è fiduciario del paziente il
vantaggio è tutto di quest’ultimo». E aggiunge: «La riforma Bindi
mi costringeva a una scelta drammatica, perché sono stato formato per
curare le persone e poi mi sono trovato costretto a lavorare a
vantaggio dell’azienda». L’esempio è efficace: spiega Costa
Angeli che l’ospedale viene pagato «a prestazione», per un «pacchetto
polmone» 9.800 euro. «Mi spiego? Magari devo dimettere il paziente
prima perché con tre giorni in più di degenza l’ospedale ci perde».
Bilanci da pareggiare, spese da contenere, tagli sui farmaci, sui
ricoveri: ecco che cosa sperano di essersi lasciati alle spalle molti
medici come Costa Angeli. E a chi li accusa di voler riguadagnare gli
antichi privilegi, a scapito del «pubblico», lui risponde così: «La
riforma Bindi, per esempio, premia i medici che lavorano
esclusivamente in ospedale: carriera e denaro. E’ un errore. Diventa
primario chi lavora di più, in termini di ore. E non chi lavora
meglio. Assurdo: se un medico è richiesto fuori è perché è più
bravo, non va penalizzato». Lui, quindi, ringrazia: «Ci voleva un
ministro medico per liberarci dalla riforma Bindi, che abbiamo subito
tutti. Anche chi non è disposto a dichiararlo».
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| Federica
Cavadini |

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