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Istat: ecco la fotografia della salute in Italia


E' un'Italia ancora tradizionale nel rapporto con la salute, quella che emerge dall'Annuario statistico dell'Istat. Un Paese che si sente bene (lo dichiara il 73,7% della popolazione, soprattutto gli uomini e gli abitanti del Mezzogiorno), che non è affatto abituato al fast food (il 69,9% considera il pranzo il pasto principale), che predilige l'ospedale come luogo di cura (abbiamo 316mila posti letto, sparsi in 1.477 istituti pubblici e privati) e che consuma farmaci con prudenza (in 9 casi su 10 solo se prescritti dal medico).

Non mancano i punti deboli. Malattie cardiovascolari e tumori sono responsabili del 70% dei decessi. A infarto, ictus e altre patologie a carico del sistema circolatorio vanno attribuiti 424 morti ogni 100mila abitanti. Dal 1993 al 1997 l'Istat registra un lieve incremento della mortalità per cancro: da 270,5 decessi a 273 su 100mila residenti. Il tumore uccide più al Nord (321,5) e al Centro (294) che al Sud (202,7). Le malattie dell'apparato respiratorio sono responsabili di 61,6 decessi ogni 100mila abitanti, 76,3 tra gli uomini e 47,8 tra le donne.

Nel 2000 il Welfare è costato 290,05 miliardi di euro (561.622 miliardi di lire), il 3,6% in più rispetto al 1999, con un'incidenza sul Pil del 24,9% (era del 25,3% l'anno precedente). Per il 93% si tratta di spesa pubblica, alla quale è affidato il 90,8% delle risorse che complessivamente i settori dell'economia nazionale mettono a disposizione della protezione sociale. La quota destinata all'area sanitaria presenta una progressiva crescita dell'incidenza sul totale delle prestazioni, sul Pil e sulla spesa pubblica corrente.

Lo squilibrio Nord-Sud è evidente sia nel numero di posti letto, sia nei tassi di emigrazione sanitaria. L'offerta di posti letto è prossima alla media nazionale in Settentrione (5,6 per mille abitanti), superiore al Centro (6,1 per mille) e inferiore nel Meridione (5 per mille). Nel 1998, per la prima volta, si è verificata un'inversione di tendenza del tasso di ospedalizzazione, che è risultato più elevato al Sud (185 per mille), rispetto al Centro (178,8 per mille) e al Nord (177,2 per mille). Continuano i viaggi della salute: chi vive nel Mezzogiorno tende a spostarsi più di chi risiede nel Settentrione.

Nel 1998 il sistema sanitario italiano poteva contare su 347.520 unità di personale impiegato, per il 18% medici e dentisti, per il 44% infermieri, fisioterapisti e altro personale ausiliario. Su 115.533 camici bianchi, l'85% dipendeva dal Ssn e il 93% lavorava a tempo pieno. I contratti a tempo determinato sono più diffusi negli istituti privati (50% circa del totale).

Il medico di famiglia è sempre più apprezzato: nel 1996 vi ricorreva il 78,6% degli italiani, nel 200 il 79,7 per cento.
(10 dicembre 2001)

Manuela Perrone

 

 

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