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Ancora difficoltà per la modifica dell'art.15 della 229. Delusione per il non completamento dell'iter del D.L. promesso dalla casa delle libertà che viene sottoposto ad ulteriori verifiche...... Sabato 25 Maggio 2002 - il Sole 24 Ore Consiglio dei ministri - Nella riunione di ieri solo un esame preliminare per il disegno di legge predisposto dal ministro Sirchia Medici, la riforma inciampa nei conti Verifica dell'Economia sugli effetti - Le Regioni temono tagli, opposizione e sindacati protestano ROMA - «Vediamo meglio i conti». Alla quarantesima versione, quella sbarcata ufficialmente ieri al Consiglio dei ministri, la riforma del rapporto di lavoro dei medici pubblici messa a punto tra mille fatiche da Girolamo Sirchia, incassa l'altolà di Giulio Tremonti. Uno stop temporaneo, solo "dettagli" da chiarire, getta però acqua sul fuoco il ministro della Salute: «La prossima settimana risolveremo tutto col ministro dell'Economia». La speranza è di ottenere il sì del Governo al più entro quindici giorni e di inviare il Ddl alle Camere. Un obiettivo che per Silvio Berlusconi è diventato ormai un punto d'onore: va gettata alle ortiche l'odiata "legge Bindi" e l'esclusività, ha dichiarato ancora ieri il premier. Intanto la riforma del centro-destra resta in naftalina. Col sovrappeso delle fibrillazioni regionali e di quelle, non meno decisive, dei sindacati medici. Sei articoli e mille novità, compresa l'abolizione nell'ultimo testo del ricorso ai rapporti «co.co.co.», le collaborazioni coordinate e continuative dei medici extra Ssn (come segnalato sul Sole-24 Ore» del 13 maggio), ma la riforma Sirchia è destinata a qualche altra limatura. Aspetti non di sostanza, assicura il ministro della Salute. Che si sente le spalle coperte dalla volontà di Berlusconi: «Il nostro è un intervento molto atteso da operatori del settore e pazienti: farà lavorare meglio gli ospedali e ridurrà le liste d'attesa», assicura il premier. Mentre dall'opposizione partono le bordate: «Ancora una volta Sirchia è costretto a passare la mano a Tremonti che detta le scelte di politica sanitaria, e il Consiglio dei ministri si arena. Il cambiamento annunciato è in realtà una beffa ai danni dei malati e della stragrande maggioranza dei medici che credono nel sistema pubblico», ribatte l'ex ministro della Sanità, Rosy Bindi (Margherita). Con i sindacati - sia l'Anaao che la Cimo - pronti alla guerra, che stanno a guardare e battono cassa (sull'attività libero professionale intramoenia per abbattere le liste d'attesa). E con le Regioni che temono di dover subire contraccolpi sulla spesa. Quasi ovvio e perfino prevedibile, in questo ginepraio di interessi non sempre conciliabili, che ieri il Consiglio dei ministri si sia fermato all'esame preliminare del Ddl. E che Tremonti - e forse anche i colleghi di Welfare-Lavoro e Funzione pubblica - abbia chiesto un supplemento d'esame per cercare di vederci chiaro e capire se davvero la riforma-Sirchia sarà a "effetto zero", o quasi. La verifica del ministero dell'Economia - magari anche in considerazione dei rilievi regionali e delle spinte non esattamente coincidenti all'interno della maggioranza - riguarda il provvedimento nel suo complesso. Ma formalmente ieri in Consiglio dei ministri sono stati messi in discussione solo alcuni punti. Non i rapporti «co.co.co.», che né le Regioni né i sindacati gradiscono e che Sirchia ha confermato essere stati espunti dalla bozza di Ddl. Tremonti, tra l'altro, vuole verificare se esiste il rischio di creare spese non coperte per l'eventuale passaggio automatico dall'extramoenia all'esclusività di rapporto: per questo è in discussione un intervento "regolatorio" (sgradito però ai sindacati) da parte delle aziende sanitarie. Del resto, anche le Regioni temono che possa esplodere la spesa (1,65 mld €) dell'esclusività e che, in questo modo, possa saltare anche il piatto dell'accordo dell'8 agosto 2001 sulla spesa sanitaria. Altro capitolo da chiarire riguarda la possibilità di far svolgere la libera professione intramoenia anche per la seconda specialità posseduta dal medico. E altre obiezioni, considerate superabili, riguardano l'innalzamento (fino a 70 anni, più altri due, ma senza assistenza) per i dirigenti di struttura complessa (gli ex primari): Frattini preferirebbe ancorare la norma a quella generale di riforma delle pensioni. Decisione «immotivata e sbagliata rispetto alle esigenze del mercato del lavoro», tuona l'Anaao. Mentre la Cimo attacca il ministro: «Con i sordi è difficile dialogare». Ma Sirchia garantisce di non temere le opposizioni dei sindacati medici: «Li libereremo da vincoli iniqui e ridurremo le liste d'attesa grazie alla libera professione», giura. Già, le liste d'attesa: i medici vogliono denari in più. E le Regioni non sono d'accordo. Roberto Turno
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