|


| |
GIOVEDÌ 19/02/2004 - PENSIONI:INTESA NELLA CDL SU QUOTA 60+35
*Roma (Il Sole-24 Ore).
Nel 2008 in
pensione con almeno 60 anni di età e 35 anni di contributi. È questa (come
anticipato dal Sole-24 Ore del 14 febbraio) la proposta finale del Governo per
superare lo "scalone" della delega Maroni, che sarà sottoposta oggi alle parti
sociali insieme ad altri correttivi: "silenzio-assenso" (per almeno tre anni)
per la destinazione del Tfr alla previdenza complementare; stralcio della
decontribuzione. Gli ultimi dettagli dell’intesa nella maggioranza sono stati
definiti ieri a Palazzo Chigi nel corso di un vertice al quale hanno partecipato
il vicepremier, Gianfranco Fini, i ministri Giulio Tremonti, Roberto Maroni e
Rocco Buttiglione e il sottosegretraio Pasquale Viespoli. Un accordo definito
«pieno» sia da Fini sia da Maroni. Anche se alcuni ritocchi potrebbero essere
apportati in extremis (i tecnici del Governo hanno lavorato fino a tarda sera) o
dopo l’incontro di oggi con le parti sociali: l’Esecutivo è orientato a evitare,
se possibile, situazioni di "muro contro muro". E le prime due misure
considerate "aperte" sono quelle relative al dimezzamento delle finestre delle
anzianità e all’innalzamento graduale di uno dei due canali di accesso alla
pensione nel mix età-contributi. «Quota 95» nel 2008 (60 anni di età e 35 di
contribuzione) rappresenta infatti il punto di partenza dell’intervento
strutturale. Due fino a ieri sera erano le ipotesi per alzare gradualmente
questa quota: tenere ferma la soglia anagrafica facendo lievitare il requisito
contributivo a 36 anni nel 2010 e 37 anni nel 2012 per giungere eventualmente a
regime a 40 anni di contribuzione (anche se la quota massima dovrebbe essere la
"98"); lasciare invariata l’anzianità contributiva a 35 anni e far salire
progressivamente quella anagrafica prima a 61 anni e poi a 62. Nel primo caso la
riduzione delle finestre di uscita delle anzianità sarebbe certa; nel secondo
salterebbe. La soluzione di far crescere l’età anagrafica invece di quella
contributiva potrebbe prendere corpo oggi se almeno una parte dei sindacati la
dovesse giudicare più indolore di quella dell’innalzamento del requisito
contributivo. Ma la Cgil va già all’attacco e definisce la proposta di quota 95
«inaccettabile». Savino Pezzotta si limita ad affermare: attendiamo l’incontro
con il Governo. E proprio dopo il faccia a faccia di oggi pomeriggio con
l’Esecutivo, Cgil, Cisl, e Uil riuniranno una segretria unitaria per cercare di
mettere a punto una strategia comune.
Nel 2008 «quota 95». Per superare lo scalone legato al vincolo di 40 anni di
contribuzione dal 2008 previsto dall’attuale testo della delega, il compromesso,
come era già in parte noto, è stato raggiunto sul ripristino del doppio canale
della "Dini", come chiedevano An e Udc, ma con il vincolo dei 60 anni di età
anagrafica, come avevano ipotizzato Welfare e Tesoro. Nel 2008 dunque l’attuale
quota 92 (57 anni di età e 35 anni di contributi) per i pensionamenti anticipati
salirà a quota 95. Naturalmente resterà possibile andare in pensione con 40 anni
di contributi a prescindere dall’età anagrafica o con i requisiti di "vecchiaia"
(60 anni per le donne e 65 per gli uomini).
La gradualità. Fino a tarda notte si è lavorato al meccanismo graduale da
azionare dopo l’introduzione di quota 95 nel 2008. L’Udc puntava a tenere fermo
il requisito contributivo a 35 anni e a far salire gradualmente quello
anagrafico a 61-62 anni, anche perché considerava questa soluzione un po’ più
digeribile per Cisl e Uil. Ma il percorso preferito da Welfare e Tesoro restava
quello dell’innalzamento graduale della soglia contributiva mantenendo ferma a
60 anni l’età anagrafica. In entrambi i casi verrebbe centrato l’obiettivo di
risparmi a regime dello 0,7% del Pil. Non è del tutto escluso che il Governo si
presenti all’incontro di oggi con la doppia opzione.
Fini e Maroni: accordo totale. La giornata era cominciata con un po’ di tensione
nella maggioranza. Sergio D’Antoni (Udc) aveva affermato che, a differenza di
quanto sostenuto il giorno prima da Maroni, sulle pensioni non c’era ancora
un’intesa. Immediata la reazione polemica del ministro del Welfare, alla quale
seguiva una controrisposta di Luca Volontè (Udc). Ma le acque si sono calmate
alla fine del vertice governativo del pomeriggio che ha sancito l’accordo nella
Cdl. Un accordo «pieno», hanno sottolineato Maroni e Fini, mentre Buttiglione ha
detto che la nuova proposta è «il più possibile equilibrata e bilanciata».
«No» della Cgil. Dalla Cgil è arrivato un immediato «no» a quota 95. Cisl e Uil,
invece sono rimaste in una posizione più attendista. In attesa anche la Cisal.
Per l’Ugl senza un cambio di posizione radicale del Governo lo scontro è
inevitabile.
Marco Rogari da “Il Sole-24 Ore” del 19/02/04
Mercoledì 19/02/04. TREGUA ARMATA TRA GOVERNO E REGIONI
* Roma (Il Sole-24 Ore) È tregua armata tra Governo e Regioni su spesa sanitaria
e dintorni. Berlusconi apre le porte, forse anche per decreto legge, a tre delle
cinque condizioni «irrinunciabili » per la finanza regionale avanzate a muso
duro dai governatori: la proroga del Fondo di garanzia, dei trasferimenti della
"legge Bassanini" sul federalismo amministrativo e dell’aliquota di
compartecipazione all’Iva per il 2004. E convoca due tavoli sul finanziamento
dell’assistenza agli immigrati e sulle norme per l’indebitamento fissate dalla
Finanziaria 2004 che per le Regioni significano blocco degli investimenti.
Aperture che però non bastano alle Regioni per abbandonare l’Aventino decretato
ormai da settimane. Vogliono vedere le carte e risultati concreti. In tempi
brevi: entro il 4 marzo. Solo a quel punto, se le risposte saranno positive, si
potrà parlare di disgelo. S’è svolto all’insegna del «dialogo», in un clima
definito «positivo», il vertice di ieri a Palazzo Chigi tra Governo e Regioni.
Un vertice che non ha dato ancora risultati sicuri: «Era prematuro fare delle
cifre», ha chiosato La Loggia. Anche per questo i governatori hanno
ufficializzato, in due lettere inviate a Berlusconi e a Tremonti, la loro
posizione: ben venga il «clima politico positivo», ma servono risposte certe e
in tempi stabiliti. La data è già fissata: il 4 marzo, quando dovrebbe svolgersi
la Stato-Regioni. Ma fino a quel momento resta confermata la decisione di
abbandonare qualsiasi sede istituzionale, e ufficiale, di confronto col Governo.
«Il nostro è un forte atto di fiducia», ha dichiarato Enzo Ghigo (Piemonte). «Se
il clima è cambiato, lo misureremo concretamente nei tavoli convocati », ha
aggiunto Vasco Errani (Piemonte). Tavoli che dovrebbero scattare tra mercoledì e
giovedì prossimi. Decisivo sarà intanto il primo incontro per cercare di
sciogliere la partita del blocco degli investimenti, che da sola vale 2,5 mld:
questione particolarmente pressante, anche in vista della scadenza (29 febbraio)
del tempo utile per le Regioni per poter presentare ricorso alla Corte
costituzionale. Va detto che sia Tremonti che Berlusconi, durante l’incontro,
hanno a più riprese sbarrato la strada a questa possibilità. Salvo poi riaprire
in extremis la finestra al dialogo. Un dialogo che, d’altra parte, non si
annuncia dei più sereni per le partite finanziarie riguardanti la sanità. Sugli
immigrati si profila una soluzione in tempi lunghi: il Governo inserirà le somme
in più per il 2004 e per il 2005 con la prossima Legge Finanziaria. Resta però
da vedere quale sarà l’effettiva apertura di credito, considerato che ieri — tra
battute non troppo felici del premier («gli immigrati sono giovani, sono vissuti
negli stenti, sono resistenti ») e la tentazione di pagare le quote in forma
ridotta rispetto al pro-capite del resto della popolazione — non sono circolate
ipotesi di mega finanziamenti. Per non dire che resta in sospeso l’intero
capitolo del sottofinanziamento del Ssn: per il 2005 vale 5 miliardi. Proprio la
spesa sanitaria resta la vera patata bollente. Ieri i medici e tutta la
dirigenza dei dipendenti del Ssn hanno deciso di fare fronte comune con tutti i
medici convenzionati: l’8-9 marzo prossimi non ci sarà sciopero generale ma
un’ora di astensione dal lavoro («un’ora per la salute»). E per sabato 3 aprile
è stata convocata una manifestazione nazionale a Roma: in piazza ci saranno
almeno 220mila camici bianchi.
Roberto Turno da “Il Sole-24 Ore” del 19/02/04
| |













|